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scritto con Maria Tavernini per Altreconomia del 29 agosto 2026, foto di Giuseppe Carrella

Dallo spavento del 31 luglio oltre 3.700 persone sono senza casa. In una cittadina già tagliata fuori dal trasporto pubblico su ferro e che subisce ora persino l’incertezza sull’agibilità degli edifici scolastici, a pochi giorni dalla ripresa. L’impressione diffusa è quella di favorire lo svuotamento del Comune. Nella crisi del bradisismo s’infilano così contrasti istituzionali e assenza di risposte chiare.

“Tu continueresti a vivere in una cittadina di 75mila residenti isolata dai mezzi pubblici su ferro con la principale tratta e stazione della Cumana (che attraversa i Campi Flegrei e li collega a Napoli) chiusa da più di un anno e la stazione dei treni che immette sulla rete delle metropolitane di Napoli chiusa? Con gli uffici postali chiusi? Con il distretto sanitario chiuso per inagibilità? Continueresti a vivere qui con due figli adolescenti?”.

Alessandra, professionista 48enne che ha lasciato Pozzuoli da bambina con la famiglia per la crisi bradisismica degli anni Ottanta e che qui è tornata da adulta, descrive bene la dimensione del probabile secondo esodo della sua vita.

A un mese dalla scossa del 31 luglio 2026, 3.709 persone sono senza casa, di cui 3.538 in sistemazione autonoma, 118 negli alberghi e 53 nel palazzetto dello sport. Pozzuoli è incerottata, agli edifici cantierizzati per la scossa di maggio 2024 si sono aggiunte nuove ferite, che hanno fatto dichiarare inagibili 216 edifici. “Numeri alla mano possiamo dire che Pozzuoli ha retto ancora -spiega Sergio, un ingegnere il cui telefono squilla incessantemente per le richieste autonome di controllo-. Sono quasi sempre crepe negli intonaci e a venire giù sono tramezzi e tompagnature di case vecchie ma non le strutture portanti. Se la stessa scossa del 31 luglio fosse avvenuta a Bagnoli, come nel marzo 2025, la situazione sarebbe molto più grave perché qui negli anni Ottanta il patrimonio immobiliare privato è stato reso antisismico, a Bagnoli no”.

Bagnoli è lo specchio deformato di Pozzuoli, il luogo dove si misura il diverso peso che le istituzioni danno ai territori vicini. All’assemblea del comitato “Pozzuoli resiste ancora” convocata in un’area verde pubblica a ridosso dei resti di epoca romana del principale porto dell’impero, un cittadino lo dice senza mezzi termini: “Circa 13 miliardi di euro per il Ponte sullo Stretto, più di sei miliardi per Venezia, 1,5 miliardi per una regata di vela a Bagnoli, e per noi che vogliamo e dobbiamo convivere col bradisismo qualche milione di euro?”. È la fotografia di un territorio che si sente non governato e che paga quella distanza anche sul mercato delle case. “Ci danno un contributo di autonoma sistemazione (Cas) e lo dobbiamo giocare tra la speculazione del litorale Domizio, con monolocali il cui canone è triplicato, o a Bagnoli, dove appartamenti che prima costavano 600 euro adesso vengono affittati a 1.500, per non parlare di Napoli, dove la turistificazione caccia i residenti e vuoi che accolga noi?”.

Lo stesso squilibrio nel rapporto con le istituzioni si ritrova nella richiesta di chi a breve dovrà mandare i figli a scuola. “Dobbiamo pretendere di sapere i nostri figli dove e come andranno a scuola, e se l’istituto regge eventuali colpi”. Il sindaco aveva assicurato che tutti gli edifici scolastici erano agibili, dichiarazione smentita poi da altri enti. A due settimane dall’inizio dell’anno scolastico non è ancora chiaro quali scuole potranno aprire. Maurizio Mascoli, dirigente Fiom in pensione, ricorda il passato operaista di un territorio che vide qui un insediamento produttivo voluto da Adriano Olivetti: “Senza lavoro, Pozzuoli rischia di morire due volte, prima per il terremoto poi per l’economia che si ferma. Al danno diretto sugli edifici del centro si somma quello industriale. Prysmian, multinazionale il cui stabilimento ha subito danni, ci mette tre giorni a lasciare Pozzuoli e andare altrove”.

Il settore più esposto resta però il turismo: l’associazione albergatori denuncia un calo del 70% delle presenze dopo la scossa del 31 luglio, con disdette a catena delle prenotazioni, in un comparto che dà lavoro a centinaia se non migliaia di persone, per lo più stagionali e precarie, senza tutele se un’attività chiude per lo sgombero. Da qui la richiesta di “una cassa integrazione generalizzata per tutti i lavoratori colpiti, a prescindere dal contratto, finché l’emergenza non sarà superata”, sul modello di quanto fatto durante la pandemia da Covid-19. E poiché “non ci vogliono milioni ma miliardi di euro” per rispondere a un’emergenza di questa portata, l’assemblea lancia un appello a tutte le sigle sindacali per un’iniziativa unitaria che non riguardi solo Pozzuoli ma l’intera area flegrea.

La paura dei cittadini è palpabile come la rabbia verso uno Stato che, dopo tre anni dalla recrudescenza del fenomeno bradisismico, non è riuscito a mettere in sicurezza la città, nonostante tre decreti e 700 milioni di euro, spalmati su cinque anni, “persi in misure farraginose, contraddittorie e insufficienti”. È passato un mese dalla scossa di magnitudo 4,7 che ha colpito Pozzuoli, la più forte mai registrata nell’area. Un mese di un estenuante braccio di ferro tra il governo, che spingeva per lo stato di emergenza, con la nomina di un commissario, e la Regione, che voleva invece una legge speciale e scongiurare i decreti “ad scossam”. Di fronte ai tentennamenti del governo, il Consiglio regionale si è riunito il 27 agosto e ha approvato la mozione della maggioranza sulla legge speciale.

Giacomo Bandiera, docente ed ex assessore, sottolinea la discrasia di carattere temporale dei due provvedimenti, che non si escludono a vicenda: uno opera nell’immediato e l’altro sul medio-lungo termine. “Oltre alla dichiarazione generalizzata di stato d’emergenza, la particolarità della situazione flegrea prevede anche il piano speditivo di emergenza per le reazioni sismiche e il bradisismo, introdotto a ottobre 2023 -spiega-. Il piano prevede tre scenari ipotetici e azioni susseguenti. Il terzo comporta l’evacuazione o di zone o addirittura di tutto il territorio comunale. Non averlo dichiarato un mese fa, quando eravamo sul crinale tra il secondo e il terzo scenario, ha reso inutile la discussione”.

“Il bradisismo si ripercuote sul territorio per anni, con scosse non distruttive ma che si riverberano su fabbricati e infrastrutture. Serve un’assunzione di responsabilità: dobbiamo provvedere a un alleggerimento sia della presenza dei fabbricati sia delle persone, quindi sia urbanistico sia antropico”, spiega ancora. Gli abbattimenti andrebbero operati attraverso una microzonazione, un’analisi di carattere geologico, che permette di conoscere la risposta del suolo alle scosse, e un’analisi di vulnerabilità dei fabbricati: interpolando i due dati si ottiene una mappa dettagliata del territorio e delle possibili risposte alla scossa. A quel punto si abbatte e si ricostruisce in modo antisismico. “Cosa difficilissima perché in questo territorio siamo vincolati sul piano paesaggistico, archeologico, idrogeologico. La legge speciale permetterebbe di bypassare questi vincoli, però ci sono anche altri metodi: la delocalizzazione, quindi uno svuotamento governato del territorio, o un indennizzo a prezzi di mercato”.

I fondi stanziati attraverso i primi due decreti -il primo di 40 milioni di euro e il secondo di 560 milioni di euro- impattano però solo sul patrimonio pubblico, cioè rendere antisismiche scuole, stazioni, ospedali, infrastrutture, reti viarie. “Ma non basta perché c’è un patrimonio abitativo all’interno della zona di emergenza di novemila fabbricati a Pozzuoli, tremila a Bagnoli, tremila a Bacoli che ha bisogno di essere risanato”, precisa Bandiera. L’impressione diffusa è quella di una volontà di favorire ancora una volta uno svuotamento del Comune, mentre, proprio a ridosso di Pozzuoli, a Bagnoli, gli affitti risultano più che raddoppiati in vista dell’America’s Cup.

Durante la crisi bradisismica degli anni Ottanta furono stanziati ingenti fondi pubblici ma la gestione dell’emergenza e la costruzione del nuovo quartiere di Monteruscello per accogliere gli sfollati furono segnate da ritardi e pesanti ombre di speculazione e corruzione. “A Pozzuoli si decise che dovevano essere abbattute il 38% delle abitazioni ma si arrivò più o meno al 6-7% mentre il recupero del centro storico fu fatto tutto con fondi privati -racconta Bandiera-. La grande sostituzione di ceti sociali avvenne durante il recupero degli anni Novanta, causa di una rapidissima gentrificazione”.

Se un ponderato svuotamento di Pozzuoli è la linea della sinistra istituzionale, questa non convince i movimenti. “Dal 3 agosto la mobilitazione non si è mai fermata, si sono alternati cortei con migliaia di cittadini e assemblee partecipatissime nelle quali si è dato vita a proposte che abbiamo portato ai tavoli istituzionali con la nostra presenza -conclude Raffaele Postiglione, ex consigliere ed ex candidato sindaco dei movimenti-. Non accetteremo mai lo spopolamento silenzioso della nostra terra. Vogliamo risposte immediate e strumenti normativi che riconoscano l’unicità dei Campi Flegrei dove abbiamo il diritto di continuare a vivere”.